Omelia del Rev.do Padre Dom Antonio Luca Fallica, Abate di Montecassino, per la festa di san Bruno di Segni presso la Chiesa di San Perpetuo in Solero.
18 luglio 2025
Letture: Sir 50,1-10; Sal 1; 1Cor 15.1-8a; Gv 6,24-35.51
Ringrazio il vostro Vescovo, mons. Guido Gallese, e il vostro parroco, don Mario, per l’invito che mi hanno rivolto a vivere con voi la festa di san Bruno di Segni e a presiedere questa celebrazione eucaristica nella sua memoria liturgica. E ringrazio tutti voi per la vostra presenza e la vostra preghiera. C’è un legame che ci unisce attraverso san Bruno. Qui egli è nato, mentre a Montecassino è stato abate, dopo essere stato vescovo di Segni. Ci sono quindi questi tre luoghi significativi nella sua vita, che possiamo assumere anche come luoghi simbolici, che ci dicono qualcosa della sua identità umana e spirituale: Solero, Segni, Montecassino.
Solero è il luogo in cui è nato, qui ha ricevuto la vocazione fondamentale che ci riguarda tutti, nessuno escluso: la vocazione alla vita. La vita è un dono, ma è un dono esigente: ci chiama a rispondere a ciò che ci viene dato gratuitamente, e a rispondere con l’impegno della nostra libertà, delle nostre qualità e risorse umane e spirituali. A Solero san Bruno ha ricevuto anche la sua prima formazione, è cresciuto, per dirla con le parole che san Luca dedica a Gesù a Nazaret, davanti a Dio e davanti agli uomini, in sapienza, età e grazia. La sua vocazione alla vita ha ricevuto subito un’impronta monastica, grazie alla prima educazione avuta nel monastero benedettino di san Perpetuo. Nasce già in questo periodo il suo amore per la parola di Dio che lo condurrà a essere tra i maggiori esegeti della sua epoca, se non il maggiore.
Il secondo luogo è Segni, la Chiesa di cui è stato Vescovo. In essa si è concretizzato il suo amore per la Chiesa, che però ha potuto e saputo servire in molti altri modi, attendendo agli incarichi che di volta in volta i papi gli affidavano. Infine, il terzo luogo è Montecassino, nel quale è stato monaco e abate. Qui ha potuto vivere nel primato della preghiera e nell’ascolto docile e operoso della parola di Dio, condividendo l’esperienza monastica con i suoi fratelli e figli.
Tre luoghi, dunque, che dicono tre aspetti, o tre dimensioni della vita di san Bruno, che devono diventare importanti, significativi, nella vita di ogni discepolo di Gesù. Lo sono dunque per ciascuno di noi. La parola stessa di Dio, che abbiamo appena ascoltato, nelle tre letture e nel salmo responsoriale di questa Messa, ci consente di approfondire questi diversi aspetti.
San Bruno, nato a Solero, è stato anzitutto un uomo che si è lasciato formare dalla parola di Dio, ascoltata, pregata, vissuta. Tra i suoi testi fondamentali c’è il commento ai Salmi, e probabilmente proprio la preghiera assidua dei salmi lo ha reso come quell’albero di cui ci parla il primo salmo di tutto il Salterio, che abbiamo pregato come salmo responsoriale: beato l’uomo che trova la sua gioia nella legge del Signore, nella parola di Dio, che medita giorno e notte. Nei primi versetti di questo salmo ci sono tre atteggiamenti che vengono evocati da altrettante posture corporee. È beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi, che non sta in piedi in mezzo ad essi, ci suggerisce più precisamente il testo ebraico. Inoltre, non cammina nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli arroganti. Stare in piedi, camminare, sedere: tre atteggiamenti che nella tradizione ebraica, e prima ancora nelle Scritture, assumono un valore simbolico: stare in piedi, infatti, è l’atteggiamento di chi prega (nel tempio, o nella sinagoga, si pregava in piedi, e anche adesso, in questa celebrazione eucaristica, i momenti principali e più espliciti di preghiera li vivremo stando in piedi); camminare è invece l’atteggiamento di chi va incontro all’altro, gli usa misericordia e compassione, lo aiuta, stabilisce con lui relazioni buone. Infine, stare seduti è l’atteggiamento di chi ascolta, come state facendo voi, che mi state ascoltando rimanendo seduti. Ecco, la persona saggia, l’uomo e la donna che vivono nella gioia di una vita riuscita, felice, e che portano frutti come un albero fecondo, sono tali perché sanno vivere questi atteggiamenti: felice è la persona che sa pregare, sa ascoltare e consente alla sua preghiera e al suo ascolto della parola di Dio di produrre frutti buoni, che sono sempre i frutti della misericordia, della compassione, dell’incontro accogliente e ospitale con l’altro. L’umanità sapiente e santa di san Bruno si è lasciata plasmare da questi verbi, da questi atteggiamenti: pregare, ascoltare, fare misericordia. Verbi importanti nella stessa tradizione monastica, nella Regola di san Benedetto, che san Bruno ha potuto vivere come monaco a Montecassino, e ha potuto aiutare gli altri a farlo a loro volta come loro abate, come loro padre.
Della Chiesa di Segni è stato vescovo, e dunque pastore, e anche sommo sacerdote. Nella prima lettura, tratta dal libro del Siracide, abbiamo sentito l’elogio di un sommo sacerdote del tempio di Gerusalemme, Simone, figlio di Onia, detto anche Simone il giusto, sommo sacerdote a cavallo tra il III e il II secolo avanti Cristo. Di lui, attraverso molteplici immagini, il Siracide sottolinea soprattutto il tema della bellezza, che attrae, convince, illumina. Egli è stato «come astro mattutino in mezzo alle nubi, come la luna nei giorni in cui è piena, come sole sfolgorante sul tempio dell'Altissimo, come arcobaleno splendente fra nubi di gloria, come rosa fiorita nei giorni di primavera…», e così via. La santità si manifesta sempre come vita bella, anche se evidentemente non si tratta di una bellezza estetica, ma più profonda. È la bellezza della verità, del bene, dell’amore, della sollecitudine nel servizio, che diviene però luce, anche nelle tenebre della notte, nell’oscurità della sofferenza e della prova, nei drammi della storia. San Bruno ha vissuto in tempi difficili (come abbiamo ricordato pregando la Colletta di questa celebrazione), per la storia della Chiesa e la storia degli uomini, ma ha saputo lasciarsi guidare, e come Vescovo guidare altri nelle vie del Signore, che sono vie non solo giuste e vere, ma anche belle, per quanto ardue e faticose. Comunque, sono vie belle, e vale la pena percorrerle, perché esse donano non solo gioia, pace, ma anche bellezza, luminosità, amabilità alla vita di ciascuno di noi.
Infine, san Bruno ha saputo difendere e annunciare la verità del Vangelo, anche contro errori o false interpretazioni. Il suo amore per le Scritture, che ha ascoltato con un cuore monastico, il suo amore per la Chiesa, che ha servito come Vescovo, lo hanno portato a vivere quell’impegno che è di ogni cristiano, ma nella Chiesa è ministero affidato in particolare ai Vescovi, in comunione con il Papa, quell’impegno che ci è stato ricordato da san Paolo nella seconda lettura: trasmettere agli altri ciò che a nostra volta abbiamo ricevuto, affinché tutti possiamo rimanere fedeli e saldi nel Vangelo della salvezza. E al cuore del Vangelo c’è l’annuncio della Risurrezione: «Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risorto il terzo giorno secondo le Scritture». Essere fedeli alle Scritture, vivere secondo le Scritture, significa credere che Gesù è davvero risorto, ed ora è il Vivente, per sempre. Ed egli è risorto non per se stesso, ma per noi, per condividere con noi il dono della sua vita che non muore più. Egli è il Vivente e dona vita anche a noi. Lo fa attraverso la sua Parola, lo fa, ci ha ricordato il Vangelo di Giovanni, diventando per noi pane di vita. «Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Cristo è risorto, anche noi risorgeremo con lui, ma già da ora possiamo diventare partecipi della sua vita nuova, della sua vita eterna, nutrendoci del suo corpo e del suo sangue, che sono per noi pane di vita.
San Bruno, nato a Solero, Vescovo a Segni, abate a Montecassino, interceda per noi, affinché anche la vita di ciascuno di noi possa diventare come un albero fecondo, che offre frutti buoni, grazie a ciò che stiamo vivendo in questa Messa, così come lo viviamo ogni volta che celebriamo l’eucaristia: l’ascolto della Parola, meditata e pregata, il rimanere saldi nella verità del Vangelo, nutrirci del pane della vita, servire gli altri con amore e misericordia. Questa è la bellezza del Vangelo, la bellezza della vita, la bellezza della Chiesa.